Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Ossi di seppia

Finalmente! Dopo 25 anni abbiamo, finalmente, la certezza che in primavera in Piemonte si svolgerà il referendum sulla caccia. Ci sono voluti venticinque anni e una definitiva sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per imporre alle istituzioni lo svolgimento di un referendum richiesto nel lontano 1987 da 60.000 piemontesi.
I quesiti referendari sono quattro e non cancellano tout court la caccia dalla nostra regione ma ne limitano fortemente i tempi, i luoghi e le specie cacciabili. Come scrive la Lega per l’abolizione della Caccia, che più di tutti ha creduto e si è battuta in tutte le sedi possibili per permettere lo svolgimento di questo referendum: “in caso di vittoria dei sì, verrebbero protette 25 specie, alcune delle quali sono a rischio di estinzione (gallo forcello, pernice bianca, coturnice, lepre variabile, starna) mentre in altri casi si tratta di piccoli uccelli, spesso più leggeri della cartuccia che si usa per ucciderli (tordo sassello, tordo bottaccio, cesena, quaglia). Non si potrebbe più sparare la domenica, garantendo così una maggiore sicurezza a chi frequenta boschi e campi senza un fucile in mano. Verrebbe vietata la caccia su terreno innevato, laddove il cacciatore gode di troppi vantaggi, e sarebbero aboliti i privilegi di cui oggi godono le aziende faunistico venatorie (le ex riserve di caccia).”
Limitazioni pesanti che mettono in luce però le reali motivazioni per le quali la (piccola) lobby dei cacciatori farà di tutto per boicottare il voto di primavera. Di fatto diventerebbe una caccia molto selettiva limitata sia temporalmente che geograficamente e indirizzata solo a lepri, fagiani e cinghiali. Proprio questi ultimi reintrodotti negli ultimi decenni dall’est Europa per ampliare il “divertimento” del “partito della doppietta” e divenuti proprio per questo un elemento instabile all’eco sistema dei nostri territori.
Certo, di questi tempi tante sono le preoccupazioni che attanagliano il nostro vivere quotidiano ma, purtroppo, la vicenda del “Referendum scomparso” è uno di quei fatti scandalosi di cui è piena la vita politica e amministrativa di questo paese. Ecco allora che anche questa occasione è utile e non va sprecata. I cacciatori sono poche centinaia in Piemonte ma godono di una forte schiera di “simpatizzanti” che va, ovviamente, da chi costruisce le armi ai tanti politici che da questa lobby hanno sempre avuto appoggio a condizione di perseguire esclusivamente i loro interessi. Non potrebbe che leggersi altrimenti i goffi tentativi con i quali la Giunta Cota ha provato in tutti i modi a far saltare la consultazione.
Gli è andata male ma, non credo che sia necessario o utile allo scopo buttarla in politica.
E’ chiaro che abolire la caccia significa preservare la natura, difendere la fauna e la flora: in una parola riconoscere e proteggere la biodiversità. E’ chiaro che non tutti (anzi pochi) perseguono questo scopo quando sono al governo della cosa pubblica ma, conosco moltissime persone che la pensano in maniera opposta alla mia su moltissime cose e che ritengono la caccia una pratica barbara e incivile. Credo che questo sia il tempo per affrontare insieme una battaglia comune di civiltà e per costruire un diverso rapporto di rispetto e di equilibrio tra l’uomo e la natura.
E’ fondamentale che le decine di associazioni animaliste, i singoli, le realtà organizzate che amano la natura e gli animali si ritrovino su un comune obiettivo che ci viene fornito da questo importante strumento democratico che è il Referendum.
L’obiettivo del “partito della doppietta” sarà quello di far fallire la consultazione non permettendo il raggiungimento del quorum.
Il Piemonte, i suoi cittadini e le sue cittadine, devono invece dimostrare, anche nel caso la pensassero in maniera opposta a chi ha proposto la consultazione, che potersi esprimere con il voto è un’occasione importantissima per la vita democratica e civile di una comunità.
La libertà è come l’aria, ti accorgi che ti manca solo quando non c’è più.
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Ma è proprio necessario
Ma è proprio necessario includere la lepre variabile fra le specie da proteggere ? No, perchè altrimenti dei vari personaggi che affollano la poilitica biellese e piemontese, lepri variabili sensibilissime alle variazioni, non ci liberiamo più.
steo
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