E' finito "il Secolo"?

Quando Vendola e noi "vendoliani" perdemmo il congresso di Rifondazione Comunista nel 2008 Ida Dominijanni scrisse un bellissimo fondo su "il manifesto" per dire che avevamo da affrontare una lunga e per nulla facile traversata nel deserto e - concludeva la Dominijanni - che per farlo era necessario "star leggeri".

Io non seguii il suo consiglio e provai, prima con convinzione e poi con disperazione, a "trattenermi" in quella che oramai era - a mio modestissimo giudizio - un'esperienza finita

Sia bene chiaro non do un giudizio di valore su quello che è diventata Rifondazione ma, la Rifondazione per la quale ho speso fatica, sudore, lacrime e condiviso passioni, speranze e sogni era morta a Chianciano quando una parte (una piccolissima maggioranza) scatenò contro l'altra parte un definitorio coro intonando "bandiera rossa".

Altri prima di me decisero di attraversare il deserto e nel farlo, provarono a conservare una piccola borraccia per dissetarsi ogni tanto; quella borraccia si chiamava "Liberazione" e  poco dopo che i preparativi per il viaggio erano finiti si accorsero che anche quella fiaschetta era stata "rubata".

Da allora sentii una parte di me perdersi, una piccola ancora letta da pochi ma che, nel mio cervello, ogni giorno stimolava domande, riflessioni, dubbi e alla fine anche incazzature, si era definitivamente smarrita.

Rimasi fermo, incredulo, attonito; non riuscivo a capacitarmi che metà della mia vita fosse così evaporata, quasi come un miraggio che in fondo non c'era mai stato.

Eppure sentivo che io quell'esperienza l'avevo vissuta, che avevo solo da maturare quella che gli psicologi chiamano "resilienza". Mi ci è voluto oltre un anno e poi ho sentito che non tutto era perduto.

Mi sono rimesso in gioco e mi sono accorto che anche quelli che avevano affrontato il deserto prima di me non l'avevano di certo fatto a cuor leggero, o meglio lo avevano fatto senza nessuna certezza che vi fosse una fine a quella perigliosa traversata.

Io li ringrazio perchè, senza di loro, non ci sarebbe stata la possibilità di riaprire uno spazio che sembrava definitivamente compromesso. Non so se ci sono riusciti per davvero o se invece è anche quello un miraggio.

E' però una bella sfida che io ho deciso di rischiare.

Per questo oggi mi rivolgo ai nemici di sempre, a quei post-fascisti che hanno deciso di affrontare anche loro una lunga traversata nel deserto.

Ricordo ancora - poco più che quindicenne - quando chiesi - ingenuamente - al segretario provinciale di Rifondazione comunista di allora il perchè nel nostro congresso non avessimo invitato Alleanza Nazionale, lui senza scomporsi mi rispose citando Giancarlo Pajetta: "noi con loro abbiamo chiuso i conti il 25 aprile del 1945". Ho poi visto quello stesso politico intrattenere amorevoli e duraturi rapporti proprio con quelli che il compagno Pajetta pensava fossero spariti nel '45.

Sono cresciuto così, nella convinzione che l'antifascismo fosse l'unica religione civile che un uomo di sinistra potesse permettersi.

E' una postulato forte, quasi un “atto di fede” che ancora oggi mi impedisce di riconoscere una legittimità politica a tutto ciò che puzza ancora di ventennio.

Per questo ritengo un errore anche solo pensare che sia possibile superare certe colonne d'Ercole per costruire improbabili "sante alleanze" con chi da quella storia proviene.

La Storia è però più forte della volontà, anzi i fatti - come è noto - piegano i desideri dei singoli e determinano anche il loro rovesciamento.

Ecco perchè a me sembra che ciò che è successo simbolicamente prima a Gianfranco Fini e poi a Flavia Perina sia una bellissima lezione della Storia. Quella che è capitata tante e tante volte per fatti ed eventi ben più importanti e "determinanti" per le sorti della politica e dell'Italia.

Ora che l'ultima borraccia è scomparsa, che i cammelli sono stati rubati, che i predoni hanno fatto razzie, anche loro possono decidere di cominciare una lunga e per nulla facile traversata nel deserto oppure possono decidere di arrendersi allo stato delle cose presenti.

Avete da attraversare il deserto, nudi e indifesi; dite di farlo perchè questo vi  fa sentite finalmente liberi.

Per me questo è il senso profondo per il quale tutti gli anni festeggio il 25 aprile come il mio "natale", ma sono convinto che anche voi possiate vedere quel bel miraggio che  potrebbe farci chiudere finalmente un secolo breve che è stato e che speriamo non sia mai più.

Finalmente e liberamente eretici, perchè ciascuno - dopo aver fatto i conti con i propri orrori - possa affermare che è meglio bruciare piuttosto che accendere i fuochi.

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Tutto vero, però...

Vedi Paolo il punto evidentemente non è un giochino nostaglico sugli "opposti estremismi" ne tantomeno una roba che vuole forzatamente legittimare questo o quello.

Ho detto che la Storia è più forte della volontà e che questa ha impartito a Fini (e alla Perina) una lezione fortissima. Mi sono chiesto se saranno in grado di coglierla oppure no. Ho citato l'esempio di Rifondazione perchè, con tutti i distinguo, a me pare del tutto calzante.

Per chi  - oltre a Fini che, a voler essere maligni, ha fatto ciò che ha fatto per calcolo e necessità -  ha deciso di aderire ai futuristi, si tratta di una vera e propria traversata nel deserto.

Senza sedi, senza strutture, con pochi soldi (la cassa è saldamente in mano a La Russa-Gasparri-Matteoli-Alemanno) questa è per lo meno una scelta coraggiosa.

Se poi il parametro è chi ha contribuito a creare il deserto, la lista sarebbe lunga e, definire il metro di relazione su questo principio, è pericoloso anche se in parte io lo condivido.

Per me D'Alema e il dalemismo hanno contribuito in maniera devastante a creare la nostra "quota parte" del deserto. Dalla bicamerale al Kossovo, dal politicismo spinto alle trame di palazzo. E la lista potrebbe continuare all'infinito.

Tu però nel partito di D'Alema ci sei iscritto e seppur in minoranza, volente o nolente, ti fai rappresentare anche da quella gente lì.

E io so che, se devo immaginare un'alternativa alle destre, dovrò parlare con i vari d'alema che popolano anche le nostre terre.

Certo, io e te condividiamo l'esigenza di "pensionare" la classe politica del centro sinistra ma come sai meglio di me, è difficilissimo.

Il punto però è che D'Alema in minoranza non c'è mai stato, non ha mai dovuto trovarsi ad attraversare quel deserto che ha contribuito a creare.

Per Fini e i suoi la Storia gli ha consegnato questa (s)fortuna. E' una differenza non da poco.

Non coglierla per me è non considerare che prima o poi ci sarà da ricostruire questo cacchio di paese e per stare alle citazioni "o si è parte della soluzione o si è parte del problema".

Chi sarà nel centro destra parte della soluzione si vedrà, sicuramente simpatizzo più con chi è cacciato rispetto a chi decide di eliminare il nemico.

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