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Mentre come tanti birilli gli autocrati e i dittatori del Nord Africa stanno cadendo, l’Europa prende tardivamente la parola ma pare incapace di leggere la situazione che si sta sviluppando.

Per troppi anni si sono considerati i governi del Maghreb come terre nelle quali, dopo il post-colonialismo, era facile fare affari e perpetrare un dominio economico con l’avvallo di regimi corrotti e autoritari. Oggi, che il miraggio del “colonialismo sotto nuove forme” è giunto al capolinea, l’Europa pare incapace di porsi in ascolto per sentire le voci dei popoli insorti.

Da una parte gli affaristi cercano di tutelare le loro ricchezze e perpetrare i loro interessi in loco e dall’altra, i governi europei si stanno attrezzando per cercare di limitare le inevitabili fughe di massa attraverso il Mediterraneo.

Il Governo italianoin più, oltre ad essere totalmente screditato nel mondo, sta dando ulteriormente prova del peggio di sé trincerandosi dietro a frasi di circostanza e gridando al “pericolo invasione”.

Mentre un regime spietato sta attuando un vero e proprio genocidio nei confronti della popolazione civile insorta, la preoccupazione è blindare ulteriormente le nostre frontiere.

I vertici convocati in queste ore assomigliano a consigli di guerra dove l’affanno non è l’accoglienza per tutti coloro che stanno scappando dalla repressione o dalla fine dei regimi nord africani ma quello di aggiungere problema a problema, violenza a violenza, sopruso a sopruso.

Ho il terrore, decisamente fondato, che nei prossimi giorni a fronte di un consistente esodo dalla Libia si possa arrivare anche a situazioni simili a quelle degli anni ’90 con l’Albania e a gli epiloghi tragici che abbiamo conosciuto.

La marina civile e militare schierata in difesa delle nostre coste, pronta a respingere “con ogni mezzo necessario” l’intensificazione dei flussi migratori e i cosiddetti “danni collaterali” a barconi, affondati con tutto il loro carico di vita e di speranza.

Dobbiamo vigilare e mettersi in atto tutte le forme di pressione politica e civile per evitare il peggio, dobbiamo essere in grado come esseri umani prima ancora che come donne e uomini solidali e di sinistra per vigilare e contrastare ogni nuova forma di “xenofobia di stato”.

C’è in ultimo un altro aspetto da non trascurare, che si respira nell’aria, che si può riscontrare nelle comunità di stranieri in Italia; dei circa 4 milioni che vivono stabilmente in questo paese, oltre 700.000 provengono dalle regione del Maghreb.

Davvero crediamo che non succederebbe nulla nelle comunità migranti delle nostre Città (dopo dieci anni di politiche sicuritarie, xenofobe e razziste) se il paese che li ospita e al quale pagano tasse e contribuiscono alla ricchezza generale, decidesse di affrontare “militarmente” gli sbarchi di profughi che scappano dalle loro terre?

Saremmo davvero così ottusi se non ci rendessimo conto che il moto di libertà che si è alzato in queste settimane non veda un’adesione almeno ideale dei loro coetanei che vivono qui.

Ho provato grande affetto e condivisioneper le migliaia di giovani scesi in strada in Tunisia, Egitto, Algeria, Marocco, Yemen e Libia. Li ho sentiti fratelli e sorelle; ho pensato che la loro determinazione dovrebbe far scuola anche qui in Italia.

Quando manca l’aria è vitale far di tutto per tornare a respirare a pieni polmoni. E la libertà è l’ossigeno quotidiano di cui si alimentano le nostre speranze e il nostro futuro, in Libia come in Italia.

 

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