E' (ri)nato il P.D.S.

Quindi ci siamo, dopo quasi due anni di tira&molla siamo al dunque.

L'incontro di questa mattina tra Vendola e Bersani, al netto della volontà di Repubblica di buttarla in caciara, ha sancito che il centro sinistra è in campo. Ha una bozza di programma, la Carta d’intenti del PD, ha una prima alleanza a due, i democratici e Sinistra Ecologia e Libertà e, pare, anche un nome: Polo della Speranza, P.D.S..

Guardate queste tre cose non erano - anche solo la settimana scorsa - affatto scontate e, vedono uno spostamento a sinistra dello stesso Partito Democratico.

Possibile? Io penso di sì, e non solo per le dichiarazioni di questi giorni sui diritti civili ma perché, invece, proprio nel corpaccione democratico o meglio nei suoi vertici, avanzava di ora in ora il pannicello caldo del Monti bis come unico strumento per salvare il salvabile, o meglio per salvare se stessi e non fare, quello che, anche se timidamente, c’è scritto nella loro appena presentata Carta d’intenti.

Meglio il modello greco quindi, meglio non immaginarsi neppure che l’orizzonte francese possa essere perseguibile anche in Italia.

Perché oggi, nonostante Repubblica, il Fatto e tutto il circo mediatico al seguito, per Pier Ferdinando sarà nettamente più difficile entrare in quella che, con tutta evidenza, è una coalizione progressista, antitetica al popolarismo europeo e anche al modello Grosse Koalition, che tanto ha alimentato le speranze in casa centrista e non solo.

Anche la candidatura un po’ frettolosa annunciata oggi in conferenza stampa da Vendola alle primarie del centro sinistra serve per perimetrale e di fatto mette ulteriormente in difficoltà il genero di Caltagirone.

Lo schema, in ultima istanza è sempre lo stesso solo che adesso siamo al dunque. E anche l’aver “scaricato” Di Pietro è servito per rimettere in campo quella che di fatto era solo una foto. E sta solo a Di Pietro e al suo partito cogliere le differenze tra le parole e i fatti.

Certo sarebbe stato interessante immaginarci una Syriza all’italiana, pensare che fosse possibile ricostruire sulle macerie che nessuno ha mai pensato di rrimettere in piedi veramente, una sinistra radicale degna di questo nome, per lo più in pochi mesi. Il problema, per continuare con le analogie con la Grecia, non era quello (purtroppo) di costruire Syriza ma quella di contendersi i voti con i Cinque Stelle. Perché l’unico spazio rimasto, dopo vent’anni di populismo berlusconian-leghista è Alba Dorata, purtroppo.

Ecco quindi che si fa strada quella che, forse involontariamente, chi ha lanciato il Polo della Speranza non ha calcolato. La nascita di un nuovo P.D.S., un partito democratico della sinistra, socialista, europeista e io mi auguro anche ecologista e libertario.

Forse siamo fuori tempo massimo, forse era meglio dedicarsi a ricostruire la sinistra sinistra. Certo è che se – come appare con queste agostane accelerazioni – dovessimo votare in autunno, quello che proprio non vorrei più vedere è un governo tecnocratico e liberista, appoggiato anche da quello che è, per ragione o per forza, la casa larga dei progressisti italiani. Forse è un po' poco ma forse il P.D.S. è l'unica soluzione.

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la bella morte

Io rifuggo la "bella morte". E sugli altri passaggi pensavo, anche se un po' sommariamente e schematicamente, di aver già risposto nel post.

Comunque grazie del commento Marco.

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