quando la mafia diventa marketing elettorale

Ieri, quando ho letto la dichiarazione di Grillo sulla mafia, ho subito pensato che questa fosse un’abile strategia di marketing elettorale ideata dalla “CasaleggioAssociati” per recuperare voti per il Movimento 5 stelle in Meridione.

Da settentrionale avevo pensato che una dichiarazione così, che sostanzialmente sostiene che lo Stato è peggio della mafia, avesse ampio consenso in quella “zona grigia” che nel Mezzogiorno d’Italia ha permesso alla criminalità organizzata di proliferare e di trovare in una certa politica facile sponda.

Sono convinto che nulla delle dichiarazioni di Beppe Grillo sia casuale, che tutto, a partire da quelle contro lo ius soli per i figli dei migranti, fossero un’abile strategia per conquistare un voto xenofobo, se non dichiaratamente razzista, già alcuni mesi fa in uscita libera dalle destre e dalla Lega.

Grillo non si accontenta del 5 o 6 % attribuitogli dai sondaggi, sa, come sapevano altri prima di lui, che, per non essere residuale e quindi ininfluente, hai bisogno di avere percentuali a due cifre, il caso francese del FN lo dimostra ampiamente.

Ecco quindi una strategia performativa che da un lato prova ad intercettare la “zona grigia” dell’antistato nel Meridione e, dall’altra, fa quello che plasticamente ci consegna il sondaggio on line in corso sul quotidiano diretto da Belpietro, “Libero&rdquo:, lanciare una nuova OPA sull’elettorato di destra anche qui al nord.

Quella frase e l’inevitabile polemica che questa ha generato era finalizzata anche ad attrarre una parte consistente del voto berlusconiano probabilmente orfano, oggi, di solidi riferimenti politici.

Anni di lotta all’antimafia; dallo “stalliere di Arcore” ai rapporti conclamati con la criminalità organizzata. Questo è stato il berlusconismo in Italia.

Quella "cultura politica" che si è imbevuta di una costante opera di delegittimazione non solo dell’azione della magistratura ma, soprattutto, della continua e persistente giustificazione di persone e fatti che rientrano compiutamente nel “sistema” mafioso. Questa azione ha prodotto i suoi effetti ed è scivolata nel senso comune trasformando il sentimento verso la criminalità organizzata nella banalizzazione che in fondo la mafia è un atteggiamento “politico”, una delle molte forme di demonizzazione dell’avversario, inventata dal "sistema politico".

Non conosco quali siano le motivazioni che spingono l’ottanta per centro degli internauti di “Libero” a considerare lo “Stato peggio della mafia”; io ho deciso di lavorare per questo Stato, per la sua istituzione più importante che è la scuola, di dare il mio modestissimo contributo nella gestione della cosa pubblica, da otto anni, come Consigliere Comunale della mia città.

So quanto lo Stato sia diventato distante dai cittadini e so ancora di più quanto le Istituzioni politiche siano totalmente delegittimate (per usare un eufemismo). Non so però cosa vorrebbe dire vivere in un paese senza uno Stato che garantisca i servizi, l’istruzione, il rispetto delle regole condivise…

Vorrei di più, molto di più. Mi impegno da 18 anni per questo e so che molte volte non solo la parte politica  che sostengo ma io stesso, non ho fatto abbastanza per migliorare lo stato di cose esistenti.  

 Però ci sono delle "Colonne d'Ercole" e quando decidi volontariamente di superarle diventi automaticamente parte del problema.