Presidenziali francesi: peuple contre le populisme

Mentre in Francia stanno ancora votando, e cominciano a circolare i primi exit poll dico subito che, se abitassi Oltralpe, non avrei avuto dubbi su chi votare. Anzi, avrei sicuramente fatto campagna elettorale per il Front de la Gauche e per il candidato alla Presidenza della Repubblica Jean Luc Mélenchon.

Lo dico, nonostante gli endorsement di molti di SEL a partire da Vendola che invece hanno dichiarato la loro preferenza per il candidato socialista Hollande.

Lo dico perché ho seguito, nonostante il mio stentatissimo francese diversi comizi di Melenchon a partire da quello che vedete riprodotto in questo post che ha di fatto aperto la campagna per le Presidenziali e soprattutto ha dettato l’agenda a tutti gli altri candidati.

In Italia il candidato del Front de la Guache è stato dipinto come “populista” perché ha detto soprattutto in politica economica cose molto radicali tipo: “più tasse per pochi”, una bella rivoluzione semantica a vederla dall’Italia quando, il principe del populismo, ci ha raccontato per vent’anni la favoletta del “meno tasse per tutti”.

Melenchon è interessante poi per altri due motivi: è di sinistra e non se ne vergogna ma, soprattutto, dice cose che qui in Italia dice per esempio solo Beppe Grillo. Parla di “rivoluzione dei cittadini”, propone compiutamente la nascita della VI Repubblica che archivi i quarant’anni di gollismo e lo fa non alimentando l’antipolitica ma rivendicando che solo da sinistra è possibile avere un cambiamento reale.

Noi siamo  la mano aperto offerta alla solidarietà” ha detto alla Bastiglia e lo ha ripetuto in questo mese di campagna elettorale, rivendicando gli ideali della Rivoluzione francese, della Comune di Parigi, della storia del movimento operaio.

Melenchon non andrà al ballottaggio ma potrebbe (ce lo auguriamo) arrivare terzo e questo significherebbe che, a sinistra della socialdemocrazia (anche se in Francia il socialismo ha una peculiarità tutta propria) c’è uno spazio per ricostruire un’ipotesi alternativa.

Il Front del la Gauche inoltre è già pronto a sostenere un futuro esecutivo a guida socialista forte però di percentuali a due cifre.

Nei miei anni di militanza nell’organizzazione giovanile di Rifondazione ho avuto spesse volte l’occasione di conoscere e confrontarmi con la JeunesseCommuniste del PCF, vi dico che sembravano zombie in confronto a noi, vecchi, rigidi e decisamente nostalgici. Ho anche partecipato a Parigi a un comizio, prima delle disastrose presidenziali del 2007, dell’allora segretaria/candidata del PCF Marie-George Buffet. Nulla di paragonabile per temi, parole e partecipazione a quelli che ho visto in queste settimane del Front. Eppure il PCF è l’organizzazione più forte e radicata nel Front quindi, anche loro, dal 2008 quando presero un misero 1,8% hanno saputo cambiare e rinnovarsi.

Probabilmente anche in Grecia la sinistra a sinistra dei socialisti otterrà percentuali a due cifre nonostante la frammentazione che, come da noi, la caratterizza.

La faccio breve perché questo voleva essere solo il mio modesto endorsement per Melenchon e invece poi si cade sempre nelle miserie della sinistra italiana.

Mettimola così: in Italia le carezze di Melenchon diventano schiaffi nelle mani di un comico populista pilotato da una grande società messianico/commerciale.

Non ditemi che l’unica alternativa è l’espatrio

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