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l'ammuina e la legge del pendolo

Giustamente “l’orecchio di Dionisio” percula la ridicola ammuina tra PDL e Lega che ha riempito intere paginate dei giornali locali nelle settimane passate.

Nonostante diverse sollecitazioni avevo deciso di non scriverci niente perché prima di essere un consigliere comunale sono un insegnante di matematica alle elementari e avevo, banalmente, fatto due semplici addizioni e sottrazioni. Le sparate del Partito Definitivamente Liquefatto infatti non potevano spaventare nessuno, nemmeno i “padani” che, seppur anche loro destinati a una lenta ma inesorabile agonia, un minimo di tattica della sopravvivenza la conoscono ancora.

Merita allora capire le motivazioni di questa “sceneggiata napoletana” che ha un regista con nome e cognome: Pier Giorgio Fava Camillo, sempre lui, il potente capataz delle truppe oramai ex berlusconiane che sperava in questo modo di portare a termine la sua vendetta nei confronti dei leghisti che nell’estate scorsa lo avevano defenestrato dalla Giunta provinciale.

Una motivazione poco nobile ma soprattutto assolutamente svincolata da ogni principio di realtà. Se, come era prevedibile, l’esclusione di un leghista dall’Esecutivo cittadino avrebbe portato l’immediata uscita dalla maggioranza degli omini in camicia verde questo atto avrebbe, con un effetto domino immediato, fatto crollare anche Cossato e la Provincia. In un colpo solo il centro destra (o i fantasmi che lo popolano) si sarebbero trovati con il culo a terra dissipando la tripletta del 2009 e le rendite di posizione acquisite in questi anni. Uno scenario impossibile visto che al netto delle amministrative di due settimane fa avrebbe consegnato alle destre solo qualche misero  strapuntino nei consigli comunali, nei banchi dell’opposizione. E anche gli amorevoli sensi che in questi mesi si erano scambiati i due dinosauri della prima repubblica biellese, Picchetto e Susta, non potevano in così poco tempo prefigurare scenari alternativi.

Ecco perché mi verrebbe da dire che non serve poi tanto sforzo e che potremmo comodamente sederci sulla riva del fiume ed attendere che il cadavere del centro destra biellese passi. E in effetti, per alcuni questa è la strategia, forse addirittura dal 2009, quando non accettarono (e non seppero reagire) alla perdita della stanza con dentro i bottoni. Dicono che è la legge del pendolo: prima noi, poi voi e poi – speriamo per lungo tempo – ancora noi.

Ecco se qualcuno, oggi, mi dice questa cosa lo sputo. Non scherzo, uno sputacchio in pieno viso e poi amici come prima. Almeno mi sono tolto lo sfizio e però a quel punto mi siedo io sulla riva e attendo anche i loro corpi passare nel fiume. Se qualcuno pensa che oggi valga ancora la legge del pendolo e che, nel caso, dovesse veramente toccare nuovamente a loro e, il pendolo, si poserà sempre su di loro, su quelli che nei vent’anni precedenti hanno amministrato questo territorio, lo dico da subito: auguri, andate pure a schiantarvi!

Anche nel nostro biellese ci sono energie vive, poche dentro ai partiti – bolliti – e molte che si muovono fuori o addirittura contro di essi. Non è vero che la gente non partecipa, non si informa, non si interessa della cosa pubblica. Al contrario proprio perché lo fa, ci schifa un po’ tutti. E con questo dato di realtà sarebbe ora di cominciare a farci i conti.

Sarebbe bello che se uno dice queste cose non scattino subito i retropensieri o peggio i pregiudizi: “l’ha detto quel comunista lì e chissà cosa c’ha in testa!” Io non ho in testa niente, o meglio ho molte cose, alcune idee per il futuro, una paio di cosette che sarebbe utile cominciare a fare, fin da subito, per preparare l’altro capo del pendolo alla sfida del 2014. Lo dico e lo scrivo ora perché, sapete com’è, a me non è che entusiasmi poi così tanto che Bersani rimetta in moto il caravanserraglio stile Unione e che poi lo guidi pure.

Una sciagura che vorrei evitare almeno qui, perché piccoli Bersani crescono

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