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i costi del Referendum cancellato e le balle di Cota

Leggo non senza stupore la nota del Presidente Cota che tranquillizza i Comuni piemontesi promettendogli il rimborso delle spese fin qui effettuate per il Referendum sulla caccia, scippato alla volontà popolare, con un vero e proprio blitz antidemocratico, dalla maggioranza Lega-Pdl.

Cota, nella speranza che nessuno chieda conto a lui e alla sua giunta sul perché si è dovuti arrivare a un mese dal voto per cancellare la domenica elettorale del 3 giugno, dimentica di fare i conti in tasca alle Amministrazioni locali e quindi - visto che ha promesso che le rimborserà - alla Regione stessa.

Mi sono permesso invece di fare io i conti in tasca alla Città di Biella, della quale sono Amministratore e di scoprire che, tra lavoro straordinario per revisione liste elettorali, invio cartoline elettori all'estero, manifesti di comunicazione alla cittadinanza e altre spese minute la mia città ha impegnato una cifra di poco inferiore ai 10.000€. Considerato che l'anno scorso in occasione del Referendum nazionale su acqua e nucleare la Città di Biella spese circa 120.000 € e visto che la consultazione si tenne su due giorni (mentre quella di giugno era su un giorno solo!) il costo fin qui sostenuto dal solo capoluogo laniero è oltre il 10% della cifra che si sarebbe spesa per la consultazione del 3 giugno.

Se la matematica non è un'opinione neppure per i leghisti (nonostante Belsito!) tutti i Comuni piemontesi hanno sborsato fino ad ora tra il 10 e il 15% delle spese complessive ovvero oltre due milioni di euro dei 22 previsti.

Considerato che - come era ovvio - il Comitato referendario ha deciso di impugnare nuovamente davanti al tribunale amministrativo l'ordine del giorno che ha cancellato la consultazione e che, come è sempre avvenuto nel passato, il TAR darà ragione ai ricorrenti, la primavera prossima saremo comunque chiamati alle urne.

Cota, Sacchetto e compagnia hanno quindi solo perso tempo e aumentato i costi finali di circa il 15% rispetto al preventivato oltre che macchiarsi - ma questo a loro non interessa - di una profondissima ferita alla democrazia.

Non ci stupisce quindi registrare la débâcle elettorale che ha colpito i padani e che, siamo certi per nostre fortuna, li costringerà ben presto all'estinzione proprio come alcune specie animali che anche quest'anno, grazie alla loro sudditanza alla lobby della doppietta, potranno essere cacciate.

Comunque l’appuntamento è per il 3 giugno a Torino alla manifestazione nazionale indetta dal Comitato referendario per dire agli antidemocratici in camicia verde che prima se ne vanno e meglio è per tutti i piemontesi, compresi quelli a quattro zampe o con le ali!

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